chiesasandionigi

La Parrocchiale di San Dionigi

La Parrocchiale di San Dionigi dopo gli interventi degli anni '30

Questo ipertesto è stato realizzato dalla scuola media "Giovanni XXIII" (responsabile Prof. Somaschini Carlo)

San Dionigi è la parrocchiale di Premana ed è la più antica e più importante chiesa del paese. Secondo lo studioso Oleg Zastrow, che ha dedicato alla storia dell'edificio religioso un accurato studio ("LA CHIESA DI SAN DIONIGI A PREMANA", Lecco, 1996), la sua edificazione in onore di San Dionigi , vescovo di Milano, risalirebbe all'epoca paleocristiana, cioè alla prima fase del cristianesimo in Lombardia. Dionigi, pastore della comunità di Milano dal 355, per la sua ferma opposizione alla eresia ariana, venne deposto ed esiliato in Cappadocia, dove morì prima dell'anno 362. La traslazione delle sue spoglie da quella lontana regione, all'epoca di Sant'Ambrogio (tra gli anni 395-396), ha dato avvio alla diffusione del suo culto a partire proprio dalla fine di quel secolo. La fondazione della chiesa che porta il suo nome deve quindi collocarsi in quel periodo di precoce cristianizzazione di questi luoghi e sulla spinta dell'azione pastorale di Sant'Ambrogio a proprio da una accesa lotta contro l'eresia ariana, di cui Dionigi era stato vittima. E' lo stesso Ambrogio, secondo la tradizione a dedicare al santo una prima chiesa a Milano, ma il culto del santo si estende a tutta la diocesi tanto che, alla fine del secolo XIII, si contano tredici chiese e sei altari dedicati a questo santo. Fin dalle sue origini, in epoca paleocristianana, la chiesa fu edificata secondo le formule di chiesa castense e per questa ragione appare separata dal nucleo abitativo, disposto più a est. La sua particolare collocazione, in un punto di grande panoramicità, non deve essere quindi del tutto casuale. Anzi , secondo Zastrow, la sua posizione è in stretto rapporto con la funzione strategica di "borgo baluardo" svolta da Premana, paese di confine tra Alta Valsassina e e la Valtellina. In caso di aggressioni ostili provenienti da nord, la chiesa avrebbe potuto costituire l'ultimo luogo di resitenza, all'inizio della possibile linea di fuga verso il fondo valle. Inserita in un ristretto spazio circondato da un recinto fortificato e occupato da altre costruzioni, tra cui una torre, parte dell'antico apparato difensivo del borgo, la chiesetta doveva avere dimensioni ridotte, di qui la necessità di continui ampliamenti. Le fasi di espansione del corpo dell'edificio che cancelleranno gli originari caratteri castrensi, avvennero nelle seguenti direzioni: prima verso est raggiungendo la torre, che fu trasformata in campanile in epoca medioevale; poi a nord e a sud con l'edificazione di cappelle minori, nei primi anni del seicento; quindi a ovest determinando un allungamento della navata e, infine, costruendo due navate minori parallele alla preesistente. La prima citazione documentaria della chiesa risale comunque all'avanzato XIII secolo e successivamente è citata in un documento notarile del 7 aprile del 1368 anche se non è dato sapere quando divenne ufficialmente la parrocchia di Premana. Prima della sua definitiva autonomia, la chiesa era infatti subordinata alla chiesa di San Pietro di Primaluna, la chiesa più importante della Pieve Valsassina e sede del prevosto. Notizie certe sullo stato dell'edificio sacro sono reperibili solo a partire dalla seconda metà del Cinquecento, quando, sotto l'impulso al rinnovamento del mondo cattolico promosso dal Concilio di Trento, si moltiplicarono le visite pastorali che avevano lo scopo di controllare le singole parrocchie da parte delle autorità religiose. Queste visite periodiche erano accuratamente registrate e gli atti e le relative prescrizione debitamente conservati. La prima visita pastorale a Premana, relativamente al secolo XVII, è del 1566, ed è quella compiuta da Carlo Borromeo, San Carlo, a cui segue una seconda effettuata tra il 15 e il 16 agosto del 1582. Gli atti della visita pastorale del 1566 parlano di una chiesa di bell'aspetto, ricostruita o rimaneggiata di recente ("Ecclesia est satis condecens et errecta de recenti"), a navata unica rettangolare (9 x 16,5 m) e un presbiterio affrescato. Era una chiesa che aveva subito già profondi rimaneggiamenti, di cui è prova il pavimento che, rispetto a quello antico, che poggiava sulla roccia, si trova ormai sopraelevato di tre metri. Nella parte est e sud, la chiesa è attorniata dal cimitero, attraversando il quale si arriva alla casa del parroco. Bisogna ricordare che il nuovo cimitero a valle del paese sarà istituito solo nel 1821 e fino a tale anno le sepolture erano effettuate all'interno della parrocchiale o attorno all'edificio stesso. Dalle visite effettuate da un grande personaggio storico del seicento, il cardinale Federico Borromeo, che giungerà il 23 giugno 1608 un ventennio prima della grande peste, sappiamo delle cinque confraternite religiose, a cui si aggiungerà una sesta dedicata a San Carlo Borromeo (canonizzato nel 1610) a partire dal 1619; dello spostamento nella parte sud del fonte battesimale e delle nuove cappelle laterali dedicate, a san Rocco e Bernardino (parte nord) e quella dedicata alla Vergine (parte sud). Nella prima cappella viene testimoniata per la prima volta la presenza di un pala con i santi Rocco, Bernardino e Sebastiano, mentre nella cappella in onore di Maria un ancona con la Vergine e due santi vescovi a lato (sant'Ambrogio e san Dionigi) e una soprastante crocifissione . Tutte queste opere sono ora riunite nel polittico addossate alla parete nord della chiesa. A queste opere si aggiungeranno, nel tardo seicento, delle pregevoli tele dedicate a san Dionigi e a San Pietro e San Paolo.

La chiesa oggi

Dopo la grande peste manzoniana, che falcidia un terzo della popolazione, grazie all'attivismo di un nuovo parroco, don Domenico Maggi, la chiesa subisce ancora significativi rimaneggiamenti. L'intera struttura passa dalle caratteristiche tardo gotiche a quelle barocche; tre nuove campane sostituiscono le due piccole e questo comporta la modifica della parte terminale del campanile che viene dotato anche di un orologio; e infine, nel 1672, viene acquistato un organo di buona qualità, proveniente dalla bottega del Prati a Como.

Nel 1678, provenienti da Venezia, arrivano alla parrocchia, grazie al lascito del reverendo Gianola Giacomo, le spoglie d sant'Ilario martire, accolte da grandi festeggiamenti. Infine nel 1683, grazie all'infaticabile parroco, sull'originario pavimento in cemento, vengono posate delle pregevoli piastrelle litiche bicolori, ancora tuttora presenti anche solo in parte.

La struttura della chiesa non subirà interventi di rilievo fino al 1843, quando, per far fronte alla necessità di ingrandire ulteriormente la struttura, verrà abbandonata la vecchia facciata e una nuova viene eretta a circa sei metri più a occidente. Alla nuova facciata viene addossato un portichetto, simile a quello che esisteva prima quando la chiesa era più corta. La chiesa sopravvive in questo stato (nonostante le due valanghe che si abbattono sul tempio l'11 gennaio 1863 e nel 1888) come si può vedere nella foto d'epoca riprodotta sopra, fino a alle modifiche sostanziali degli anni 1929-1930, che rispondevano ancora alla necessità di ampliare l'edificio. In quella occasione, infatti, vengono aggiunte due navate laterali e contestualmente un cospicuo rialzo della navata centrale e furono abbattute le cappelle laterali (San Carlo, Sant'Ilario, Sant'Antonio e della Madonna). E alla fine dei lavori viene inoltre abbattuto e non più ricostruito il portico antistante. Con questi interventi sono andati irrimediabilmente persi (senza neanche una documentazione fotografica) tante testimonianze culturali tra cui gli affreschi delle volte delle navate e del portico, eseguiti nel XIX da Giovanni Maria Tagliaferri. Dopo questi interventi la chiesa raggiunge le forme che tutt'oggi possiamo osservare.