| industria
L'INIZIO DELLA LAVORAZIONE DEL FERRO
Costretti alla necessità di emigrare, gli uomini di Premana portarono un
po' ovunque la loro arte, aprendo officinette e negozi a Venezia, a Verona, a
Bergamo, a Carrara. Nel 1869 Ambrogio Sanelli ritornava al paese e rimetteva
in moto un'antica ruota ad acqua, costruendo lame da taglio, di cui faceva
commercio con i compatrioti lontani. Nel 1880 si univano a lui i Collini,
grossi negozianti di Milano. Coltelli e forbici di Premana cominciarono ad
essere conosciuti sui mercati italiani. Sull'esempio del Sanelli, altri
premanesi avevano iniziato a Premana attività artigianale verso la fine del
secolo scorso. All'inizio del 1900 si contavano una decina di officine, che,
con un crescendo vertiginoso, diventarono venti nel 1952, 48 nel 1960. Negli
ultimi quindici anni, trasformati gli impianti secondo la tecnica più
aggiornata, esplodeva "il miracolo di Premana che vede oggi, abbarbicate alla
montagna a 1000 metri di altitudine, più di 120 aziende, piccole e grandi,
produrre lame da taglio che portano il nome di valsassinese in ogni parte
d'Italia e del mondo.
 |
 |
 |
 |
LA RESURREZIONE DEL DOPOGUERRA E L'ECONOMIA
ATTUALE
L' inizio del nostro secolo vedeva già operanti in Premana una decina di
officine, alcune delle quali già con connotazioni industriali. Esse
sfruttavano adeguatamente i vecchi impianti siderurgici e gli antichissimi
edifici esistenti lungo il Varrone e già allora si aprivano con la loro
produzione ad orizzonti internazionali. Ma il boom dell'artigianato si ebbe
proprio nel secondo dopoguerra. I 150 giovani tornati a casa dai campi di
prigionia sparsi per tutto il mondo si misero con nuova lena a costruire, a
rinnovare, mai sfiorati dall'idea di abbandonare le pendici di questi monti.
L'agricoltura e l'allevamento gradualmente furono abbandonati, l'artigianato
assorbiva ogni impegno, creava le possibilità
economiche per un rapido riscatto dalle secolari penurie, ma nel contempo
permetteva a questo paese di mantenere le sue tradizioni, la sua tipicità.
Oggi le aziende grandi e piccole sono più di un centinaio, gli occupanti tra
titolari e dipendenti circa mille, la manodopera scarseggia, la
disoccupazione non si conosce. Attualmente anche le più piccole aziende
premanesi, quasi esclusivamente composte da nuclei famigliari, esportano in
tutto il mondo.
|